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Lingua Madre 2011

I racconti premiati e le loro autrici
Storie di vita e di passioni, di speranze e di paure, di emozioni.
Da tutto il mondo all'Italia, i racconti di Lingua Madre narrano nella lingua di adozione, l'italiano, storie di nuova integrazione.

L'edizione 2011

Prima classificata
Seconda classificata
Terza classificata
Premio Speciale Donne Italiane raccontano Donne straniere

Guergana Radeva
(Bulgaria)

Irene Barbero Beerwald
(Germania)

Generda Brace
(Albania)

Camilla Urso

2011_LM-01 2011_LM-02 2011_LM-03 2011_LM-04
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Sconfini
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Strano, Estraneo, Straniero
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Mamme
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Canzoni di anima

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Ti lasci trascinare dalla folla in movimento, ami tuffarti nei suoi
colori e odori che scompigliano l’artificiosa perfezione del terminal inondato
di luce algida, ma sopratutto ami bagnarti nei suoni d’ogni dove. Attraverso il
linguaggio, l’uomo prende coscienza di sé, l’ego nasce per contrasto e vive per
confronto, e smarrirsi nel brusio multilingue della folla è come smettere
momentaneamente di essere ciottolo liscio e anonimo rivoltato dalle correnti
sonore. Poi, al punto di controllo, il fiume umano si placa, catturato e
incanalato. Cittadini UE a destra. Cittadini non UE a sinistra.
Il rivolo davanti a te corre svelto e senza ostacoli, dovresti esserne lieta e
invece sbirci la fila parallela con aria vagamente colpevole e una disagevole
impressione di trovarti fuori posto, quell’assurda sensazione di non conformità
che ti assale ogni volta che stai per attraversare una frontiera.

Non scrivo nella mia lingua madre. Tuttavia scrivo
nella mia lingua, giacché ogni cosa e ogni pensiero, ogni sogno e ogni numero
si affacciano alla mia mente così. Anche il groviglio indistinto del lamento,
anche la risata. È una lunga storia, è la risposta alla domanda che s’insinua,
come una piccola trappola, in ogni nuovo incontro e ne spegne la magia: «Lei,
di dov’è?».

Ecco la scatola buia, confezionata con cura, o improvvisata con due cartoni di
preconcetti da ricupero, ma sempre dotata di un solido coperchio e sopra il
coperchio un’etichetta! Tu vedi il coperchio chiudersi sopra la tua testa, e lì
rimani. E ogni tentativo di fuga ti porta a un nuovo fallimento. E tu resti
entro quelle sei pareti come dentro a un mondo che per te si è fatto angusto.

Sono stata da Laura oggi, abbiamo fatto i compiti insieme. Ha una bella
casa Laura. Sua mamma fa l’insegnante. Alle cinque del pomeriggio è entrata in
camera e ha detto: «Laura, hai offerto qualcosa alla tua amica?». Noi eravamo
così impegnate a ridacchiare e a parlare delle nostre cose che alla merenda non
ci pensavamo proprio. Sua madre ha fatto un gesto di rassegnazione e ci ha
detto di andare in cucina. Stava correggendo i compiti dei suoi allievi. Ha
liberato il tavolo, ha messo a scaldare il latte e ci ha servito una cioccolata
calda, fumante. Buonissima. Anche una fetta di crostata. Wow! Doppio wow!
La mamma di Laura è una bella donna, sicura, elegante. Poi è squillato il
telefono: era una sua amica. «Esco. Faccio un po’ di spesa e torno», ha detto a
Laura. Poi si è rivolta a me «Se vuoi, quando torno, ti porto io a casa». L’ho
ringraziata, ma sarebbe passata a prendermi mia madre.
Alle donne migranti,
che migrando si perdono, che cantando tornano,
e che tornando amano.
A ogni donna destinata a migrare
per lasciare dietro di sé tracce di
Terra
LYDIA.
Lydia in casa dice di avere una foresta.
La straordinarietà di Lydia è proprio questa: se lei non riesce ad attraversare
il mondo, fa che sia il mondo ad attraversare lei. E quindi il parco di Modena,
dove porta a passeggiare l’anziano che accudisce, diventa natura in festa, cui
devotamente chiede rami, foglie, arbusti, che in casa sua diventano foresta. Ha
più di sessant’anni, ma è di quelle creature femminili che sanno indossare
l’età che vogliono avere.
 
 
Premio Speciale Rotary Club Torino
Premio Speciale Slow Food Terra Madre
Premio Speciale Torino Film Festival
Premio della Giuria Popolare

 Jacqueline Tema
(Madagascar)

Tetyana Gordiyenko
(Ucraina)

Tetyana Gordiyenko
(Russia)

Elisa Muscarello
(Vietnam)

2011_LM-05 2011_LM-06 2011_LM-07 2011_LM-08
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Due infanzie per Nambena
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Tutto sul caffè
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Un giorno da cani
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La terra materna
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Sono nata in Madagascar trentacinque anni fa, sono “rinata” d’incanto a
Torino ventitré anni fa.
Ho avuto un destino singolare. Ho vissuto due infanzie diverse e distinte, in
due terre lontane tra loro, con due famiglie, due mamme, due nomi: Jacqueline,
il nome anagrafico, Nambena, il nome malgascio.
Anche quest’anno sono tornata a Shakalama, il mio villaggio d’origine nel sud
dell’isola, dove vive Navo, la mia mamma, una donna alta, bella, con due grandi
occhi splendenti. Mio padre invece era piccolo di statura, ma un grande uomo,
dalla comunità considerato il più saggio. Se pur combinato dai genitori, il
loro è stato un matrimonio d’amore: mamma aveva dodici anni, papà venti.
Dopo tre maschi, sono stata la prima bambina, desiderata per quasi vent’anni.
Quando sono nata mi hanno dato un nome dolcissimo, a ricordo della loro attesa:
Nambena, in malgascio la “Ben Arrivata”.
“Vsjò o kòfe. Tutto sul caffè”.
Così si legge sulla copertina di un libercolo un po’ malandato: si vede che era
stato consultato spesso. Ci sono altri due libri pertinenti la cucina che i
miei genitori mi avevano caricato nella valigia quando sono partita per
l’Italia: Mille ricette con il pesce di mare e I piatti con il pollo. Il pesce
di mare nell’Italia circondata dai mari si compra a peso d’oro. I polli
ruspanti non si trovano e quelli non ruspanti rendono meglio come polli
arrosto.
Sui polli arrosto si specializza la rosticceria all’angolo e non intendo farle
concorrenza. Perciò, i preziosi volumetti sugli ittiopsidi e sui Gallus gallus,
riposano in pace sulla mensolina dedicata ai libri di cucina. Ma la brossura
sul caffè viene tirata fuori ogni tanto, e quando si trova nelle mie mani, vuol
dire che l’occasione è speciale.

Pensavo che Bobby fosse nascosto dentro l’armadio,
certo, non è un gatto, ma comunque è piccolo e, da come me lo immagino,
birichino. Sono entrata nella stanza da letto e ho aperto questa specie di
mobile che di “mobile” non ha nulla. Sembra una cosa che esiste da sempre,
immobile, in questa brutta palazzina di periferia degli anni cinquanta, in una
stanza da letto dove, stranamente, non c’è un letto ma una brandina, con un
copriletto assai elegante, con una piega a metà. Pensavo a quanto tempo ci
volesse per fare una piega del genere e che io non sarei mai riuscita a farla.
Non ho pazienza per le cose inutili. Ormai non stiro neanche. Prima lo facevo.
Lavavo anche a mano e le lenzuola le portavo in lavanderia mettendo prima un
numero che scrivevamo, io o mia madre, con penna e calamaio su un pezzo di
stoffa, per poi cucirlo sull’angolo di ogni singolo panno. Però ho la strana
sensazione che prima, di tempo, ne avevamo di più.

Carissima mamma,
Oggi le grigie nuvole non hanno abbandonato neanche per un istante il cielo e
dato che non ha fatto che piovere, non sono andata da nessuna parte e sono
rimasta a casa, quindi non ho niente da raccontarti a fine giornata come di
solito. In cambio ti scrivo cosa ho pensato dopo due settimane qui nel tuo
Vietnam. Due settimane non sono molte per farmi conoscere bene il tuo paese, ma
sono sufficienti per farmi comprendere la tua nostalgia per un luogo che chiami
terra materna.
Ti ricordi nell’estate 1995, la prima volta che hai portato qui me e mio
fratello Pino? Allora avevo solo 9 anni, non ero in grado di poter capire
perché i tuoi occhi erano così lucidi, che solo per poco tempo avrebbero potuto
trattenere le lacrime al momento che hai messo i piedi all’aeroporto Tan son
Nhat; tu, sorridente all’accoglienza dei parenti eri emozionata e
abbracciandomi mi sussurrasti all’orecchio qualcosa, qualcosa che non aveva
bisogno di essere specificata per farmi capire:«Dodici anni… Dodici anni sono
già passati…».

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Le autrici premiate all'edizione 2011

Proponiamo un contributo video per conoscere le autrici premiate nell'edizione 2011 del Concorso.

A loro abbiamo chiesto di individuare una parola chiave che possa connotare il tema del racconto proposto e di raccontarci cosa signichino per loro le parole "lingua madre" e "Italia".

Daniela Finocchi
ci parla delle importanti novità del Concorso che con iniziative e proposte sta sempre più rafforzando il suo ruolo nella produzione culturale a favore dello scambio interculturale e di punto di riferimento per studi e approfondimenti rispetto al genere e all'integrazione.